Nel 2026 Sport e Salute S.p.A. destinerà 344 milioni di euro a Federazioni, Enti e organismi sportivi. Un dato rilevante, ma riduttivo se letto solo come operazione finanziaria. Questo investimento rappresenta, in realtà, la conferma di un cambiamento strutturale nel modo in cui lo sport italiano viene concepito, gestito e valutato.
Lo sport non è più un ambito che assorbe risorse pubbliche: è diventato un sistema capace di generare valore economico, sociale e sanitario, con ricadute misurabili sui territori e sulle comunità.
Un sistema che crea valore: +25% dal 2019
Dal 2019, anno di introduzione del meccanismo di autofinanziamento, le risorse autogenerate dallo sport italiano sono cresciute del 25%, nonostante l’impatto della pandemia. Un dato che ribalta una narrazione storica: oggi lo sport produce valore anziché consumarlo.
Questo valore si manifesta su più livelli:
- economico, attraverso occupazione e indotto
- sociale, favorendo inclusione e coesione
- sanitario, contribuendo alla prevenzione e al benessere
- territoriale, riducendo disuguaglianze di accesso
Il ruolo del calcio e l’evoluzione del sistema
Il calcio professionistico resta il principale generatore di risorse, con oltre due terzi della ricchezza complessiva e un minimo garantito di 410 milioni di euro annui per l’intero sistema sportivo.
La vera evoluzione, però, è nella redistribuzione: le risorse non rimangono concentrate, ma vengono reinvestite negli altri sport, nelle infrastrutture, nei territori e nella pratica sportiva di base. È un modello di economia circolare dello sport, in cui ogni euro genera benefici diffusi e ritorni sociali misurabili.
Infrastrutture e territori come leva strategica
Uno degli assi portanti della strategia riguarda gli investimenti infrastrutturali, sviluppati in sinergia con il Governo. Oggi sono già stati attivati circa 1 miliardo di euro, con una proiezione di 1,25 miliardi entro il 2027.
Gli obiettivi sono chiari
- riqualificare gli impianti sportivi, con particolare attenzione alle periferie
- aumentare il numero di praticanti
- ridurre il divario territoriale nell’accesso allo sport
Il risultato è concreto: oltre 640.000 persone in più coinvolte nella pratica sportiva organizzata rispetto agli anni precedenti. È un esempio evidente di applicazione dei principi ESG allo sport, anche quando non vengono esplicitamente etichettati come tali.
Trasparenza, algoritmi e criteri ESG
L’assegnazione delle risorse avviene attraverso un modello basato su criteri oggettivi e misurabili. Vengono utilizzati algoritmi, indicatori di performance sportiva, parametri di efficienza gestionale e capacità di sviluppo.
Accanto a questi elementi, assumono un peso crescente i criteri di sostenibilità ESG:
- impatto sociale delle attività
- qualità della governance
- solidità organizzativa
- uso efficace e tracciabile dei fondi
Questo approccio modifica profondamente il ruolo di Federazioni, Enti di promozione, ASD e SSD. La struttura organizzativa e la capacità di rendicontare diventano condizioni essenziali per accedere alle risorse.
I numeri contano, ma non bastano
Alcuni esempi di assegnazioni rendono evidente la portata dell’investimento:
- FIGC: 135 milioni di euro
- Federazione Nuoto: 18,6 milioni
- Federazione Pallavolo: 17,8 milioni
- Tennis e Padel: 16 milioni
- Atletica Leggera: 14,9 milioni
- Sport Invernali: 12,5 milioni
Numeri significativi, ma la differenza reale la fa la capacità di utilizzarli in modo strategico, sostenibile e coerente con gli obiettivi di lungo periodo.
Il messaggio per dirigenti, club e istituzioni sportive
Il segnale è inequivocabile: lo sport non è più soltanto passione o risultato agonistico. È un sistema economico e sociale complesso, in cui la sostenibilità rappresenta un criterio di accesso alle risorse.
Chi opera nel settore deve oggi dotarsi di:
- modelli organizzativi evoluti
- competenze ESG
- pianificazione strategica
- governance trasparente
Ignorare questa evoluzione significa perdere opportunità, finanziamenti e credibilità istituzionale.
Conclusione
I 344 milioni assegnati da Sport e Salute non sono un punto di arrivo, ma la dimostrazione che lo sport italiano sta cambiando struttura e funzione. Chi saprà interpretare questo cambiamento con metodo, strategia e sostenibilità sarà protagonista del futuro del sistema sportivo.
