30 maggio 2026
Quando si costituisce un’associazione sportiva dilettantistica, l’attenzione di chi la fonda va quasi sempre nella direzione sbagliata: ci si concentra sull’attività sportiva, sulle iscrizioni, sull’affiliazione alla federazione o all’ente di promozione. Raramente ci si ferma a riflettere su cosa accade se qualcosa va storto. E “qualcosa che va storto” non significa necessariamente un disastro: basta un fornitore non pagato, un infortunio non coperto da polizza, una controversia con un collaboratore.
Il problema è che molte ASD italiane operano senza personalità giuridica, e questo ha conseguenze concrete su chi le dirige.
Cosa significa non avere personalità giuridica
Un’associazione senza personalità giuridica non è un soggetto autonomo dal punto di vista patrimoniale. In termini pratici, questo vuol dire che i creditori dell’associazione possono rivalersi sui beni personali dei membri del consiglio direttivo. Non è un’ipotesi remota e non richiede che ci sia stata una violazione di legge: è la conseguenza automatica di una struttura giuridica incompleta.
Il rischio che nessuno spiega
Il paradosso è che molte associazioni sportive nascono con la migliore delle intenzioni, vengono gestite con impegno e serietà, e i loro presidenti non hanno mai avuto problemi con la giustizia o con il fisco. Eppure si trovano esposti perché nessuno ha spiegato loro che la forma giuridica non è un dettaglio burocratico, ma il primo strumento di protezione.
I rischi più frequenti che ho incontrato in vent’anni di lavoro con ASD e SSD non riguardano irregolarità intenzionali. Riguardano situazioni ordinarie: un collaboratore che contesta il proprio compenso, un genitore che fa causa per un infortunio del figlio durante un allenamento. In tutti questi casi, senza personalità giuridica e senza le giuste coperture, i dirigenti rischiano in prima persona.
Come costruire una protezione reale
La personalità giuridica è il primo scudo, ma non l’unico. Accanto a essa devono funzionare altri tre elementi: le assicurazioni, i contratti e la documentazione interna.
Le assicurazioni non vanno scelte in modo generico. Una polizza standard può lasciare scoperti i rischi più probabili, come infortuni durante allenamenti informali o danni causati da attrezzature. Vale la pena rivedere le coperture ogni anno, verificando che siano coerenti con le attività realmente svolte.
I contratti con allenatori, fornitori e sponsor devono essere scritti e verificati da un professionista specializzato meglio ancora un “Commercialista Sportivo”. Un accordo verbale, in caso di controversia, non vale nulla. Un contratto mal redatto può essere peggio della sua assenza, perché può essere interpretato contro chi lo ha firmato.
La documentazione interna come i verbali delle assemblee, le delibere del consiglio direttivo, le ricevute di pagamento sono il dossier di conformità che protegge l’associazione e chi la dirige quando arriva un controllo o nasce una disputa. Senza questa documentazione, dimostrare di aver operato correttamente diventa molto più difficile.
